Libia – Akakus e Fezzan
di Carlo Spinoglio - 30/04/2007
Una delle zone del sahara meno conosciute e la più
recente ad essere aperta al turismo per gli ovvi motivi
di isolamento internazionale e chiusura del regime libico.
Quello che oggi è un deserto roccioso e di dune,
un tempo era abitato: nel periodo in cui si dice “il
sahara era verde”, circa 10000 anni fa, vi erano
fiumi e vegetazione. Di allora si ritrovano molte tracce
sotto forma di graffiti ed incisioni rupestri nella regione
del Matendoush e nel Messak Settafet; è molto evidente
la somiglianza con la zona algerina del Tassili che si
trova ad ovest oltre il confine.
Il territorio del Fezzan era abitato dai Garamanti che
erano berberi, una popolazione di cui si sa molto poco
e della quale sono in corso studi da parte di libici ed
italiani; la loro capitale era l’attuale Germa (Garama
nel passato). L’Akakus è abitato da tuareg
algerini e nigerini dei gruppi ajjer.
Tutta la zona dell’Akakus è parco nazionale
e la visita viene autorizzata dietro permesso delle autorità
locali di Sebha.
Nei pressi dell’erg di Ubari si trova, in mezzo
alle dune, la zona dei laghi mandara. Un tempo era abitata
dalla popolazione dei Dauda, la cui unica fonte di alimentazione
erano i crostacei pescati nei laghetti di acqua salmastra
vicino ai quali vivevano e raccoglievano il natron, sale
con il quale facevano un piccolo commercio con le carovane
tuareg. Oggi le oasi sono disabitate in quanto gli abitanti
sono stati tutti evacuati dal regime libico e di questa
popolazione non rimane traccia, ma la visita della zona
è ugualmente molto interessante.
Una decina di questi laghi hanno acqua permanente, altri
soltanto in inverno e un paio sono ormai del tutto prosciugati.
A Ghat si parte per effettuare il tour del parco Akakus
con le guide (obbligatorie) le quali oggi parlano correntemente
francese e inglese ma a metà anni 90 si trovavano
solo guide parlanti arabo e dialetto tamasheq (tuareg),
quindi era necessario anche un interprete.
Si entra dal passo di takharkhouri e si viaggia per alcuni
giorni in un mondo di sabbia e di torri rosse di arenaria;
sulle sponde degli uadi (vecchi fiumi in secca) si trovano
le tracce del passato.
Il parco è un vero e proprio museo a cielo aperto
di graffiti, incisioni e reperti archeologici che affiorano
dal terreno, come vecchie macine, piccoli utensili in
pietra e punte di freccia.
Credo sia superfluo ricordare che è vietato portarsi
a casa questi ricordi nonché molto stupido cercare
di farlo, purtroppo oggi mi dicono che si inizia a vedere
la pesante presenza turistica dopo oltre 10 anni dall’apertura
di questa zona in termini di sporcizia e di campi tendati
fissi.
Però evitando le rotte più battute, con
una buona guida locale, si riescono ancora a trovare siti
poco o nulla frequentati e a viaggiare nel deserto come
era prima dell’avvento del turismo di massa che
arriva qui per i problemi dei paesi circostanti.
Ad est del parco akakus si estende l’immenso erg
di murzuq, il mare di dune che arriva ai confini con il
tibesti. Questa zona è magnifica ma richiede esperienza
perché è totalmente disabitata e ci vuole
un’ottima conoscenza del terreno, fuoristrada molto
ben preparati, ottima capacità di guida sulla sabbia,
almeno 3 veicoli per motivi di sicurezza e adeguate scorte
di acqua e carburante per almeno 800 km. Affidarsi ad
agenzie specializzate per questa zona specifica perché
in caso di problemi è difficile incontrare altri
veicoli.
Sconsiglio di avventurarsi sulle piste verso il Ciad e
il Niger in quanto, oltre la possibilità del divieto
da parte dei militari di confine, bisogna percorrere piste
minate dai tempi della guerra negli anni '80. Anche trovando
una guida che possieda le mappe che avevano i legionari
francesi e quindi sa dove passare con l’auto, rimane
il rischio che allontanandosi di un centinaio di metri,
magari per esigenze fisiologiche, si mettano i piedi su
ordigni sepolti da anni e ancora attivi.